Testi e interventi

Abstract e relatori public program Biomega

In Biomega, arte contemporanea, natura, antropologia e neuroscienze si fondono creando un’inedita sinergia. Il progetto costruisce un ponte tra la cittadinanza e le sue esigenze legate alla nutrizione, all’agricoltura e alle loro ricadute sulla salute pubblica. Biomega mira a rimettere in discussione queste tematiche, sempre attuali in quanto parte di un pensiero che coinvolge l’intera società contemporanea in termini culturali, sociologici e politico-economici. 

Il progetto Biomega nasce dall’incontro, in occasione della residenza presso Guilmi Art Project (2016), tra l’artista Cosimo Veneziano e l’agricoltore Filippo Racciatti, che da alcuni anni raccoglie e seleziona semi con l’intento di creare un archivio di piante non geneticamente modificate. Obiettivo di Biomega è di stimolare nella cittadinanza la maturazione di una cultura proattiva attorno alla tematica della biodiversità vegetale del territorio

L’uso spregiudicato di risorse naturali e il loro controllo da parte del mercato diventano oggetto di studio per l’arte, che, insieme alle neuroscienze e a pratiche contemporanee come il collective farming e gli orti urbani, si adopera per individuare forme alternative di economia, in dialogo con la natura e attivabili in tempi brevi. Biomega si muove proprio all’interno della ricca relazione tra arte e natura, binomio che negli ultimi anni si è espresso anche come strumento critico in grado di rintracciare e mettere in dubbio la genealogia dei rapporti esistenti tra le coltivazioni e i modi della globalizzazione. 

Partendo dallo sviluppo delle società capitaliste e dalla predominanza ormai estemporanea delle immagini di vario genere all’interno dell’esperienza sociale della mercificazione e delle esperienze del reale, il seguente Public Program intende mettere in evidenza e decostruire la storia della creatività all’interno del capitalismo avanzato. Una storia che con l’avvento del digitale necessita una riflessione congiunta sul capitalismo e sulla produzione, diffusione e distribuzione industriale delle immagini stesse.

Public program Biomega 

a cura di Cosimo Veneziano e Arteco (Beatrice Zanelli) in collaborazione con Vincenzo Estremo PAV.

Parco Arte Vivente di Torino Via Giordano Bruno 31 – 10134 Torino (TO)

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martedì 21 maggio h. 17-20

Piante e Futuro Pane e Pace

Marianna Zanetta e Federico Dolce (Centro Studi Argo), Alimentazione, produzione agricola e percezione diffusa 

Il progetto prevede il coinvolgimento di diversi rappresentanti della popolazione locale attraverso la somministrazione di un questionario. Questo strumento, ampiamente impiegato nelle ricerche quantitative socio-antropologiche, è stato ideato con l’obiettivo principale di valutare la generale percezione circa alcuni aspetti relativi al cibo, alla filiera agricola e ai prodotti OGM. L’analisi degli esiti del questionario permette di avere una fotografia specifica circa le conoscenze, le concezioni e le credenze che ruotano intorno al consumo dei prodotti agricoli; permette inoltre di valutare la consapevolezza nell’acquisto e le abitudini alimentari e di consumo di fronte a questi stessi prodotti. I risultati, in ultimo, permettono di dare risposta – seppure in minor misura – del rapporto tra consumo e marketing, e tra scelta d’acquisto e conoscenza del marchio prescelto. In base agli esiti del questionario, è possibile successivamente ipotizzare attività di audience engagement e di educazione alla consapevolezza su temi e pratiche di attualità come collective farming, orti urbani e riorganizzazione comunitaria della produzione agricola.

Marianna Zanetta è dottore di ricerca in Antropologia delle religioni e studi sull’Estremo Oriente. Ha condotto diverse ricerche sul campo in Giappone a partire dal 2012, con particolare attenzione verso le pratiche religiose popolari, le figure sciamaniche e i culti dedicati ai defunti e agli antenati. Collabora con l’École Pratique des Hautes Études (dove ha conseguito il dottorato), è affiliata all’Università di Torino ed è visiting scholar presso la Hosei Daigaku di Tokyo. Inoltre, dal 2017 collabora attivamente con il CeSAO (Centro Studi sull’Asia Orientale) per l’organizzazione di eventi e corsi culturali a tema Giappone. Tra il 2016 e il 2018 ha seguito un progetto di ricerca di antropologia medica presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino, dedicato all’analisi qualitativa in ambito di trapianti su minori stranieri. È socia fondatrice del Centro Studi Argo, dove riveste il ruolo di vice-presidente dal 2019. È inoltre responsabile dell’area “Oltre l’uomo” – dedicata alla bioetica – e della gestione dei progetti antropologici trasversali agli interessi del Centro Studi.

Federico Dolce è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino. Campaign manager e political stategist, socio partner dell’agenzia di comunicazione Instant Love srl dal 2018, 15 anni di esperienza lavorativa nell’informatica e comunicazione a livello internazionale.  È presidente e socio fondatore del Centro Studi Argo, dove riveste il ruolo di presidente dalla fondazione, membro del direttivo nazionale di Diem25, contributore su temi come mercato del lavoro, geografia politica, Europa e domocrazia informatica per entrambi.

Paola Bonfante (Professoressa Emerita, Department of Life Sciences and Systems Biology, Università degli Studi di Torino), Piante per il futuro: oltre i confini della rivoluzione verde

Sette miliardi di individui da sfamare, terra coltivabile in diminuzione, ambiente da proteggere: ecco le sfide che deve fronteggiare oggi la biologia vegetale. Dire “pianta” non vuole solo dire “verde, boschi, prati, fiori”, vuole anche dire “Cibo, Uomo, Società”. Come organismi fotosintetici, le piante realizzano un gigantesco trasferimento di energia dal Sole alla Terra. Grazie alla loro capacità di produrre carbonio organico sono state, da un lato, determinanti per la storia dell’uomo a partire da 10000 anni fa, dall’altro, sono oggi alla base di alcuni dei problemi cruciali che la società del XXI secolo affronta: come nutrire l’umanità senza distruggere ulteriormente l’ambiente? Il gruppo di piante che sfama l’80% della popolazione mondiale si riduce a poche decine di specie:  è il prodotto sia del miglioramento genetico che l’uomo ha sviluppato da quando è stata inventata l’agricoltura, sia della Rivoluzione Verde che fin dagli anni 60 ha impresso un nuovo corso all’agricoltura. Tuttavia – nonostante l’aumento delle calorie oggi disponibili per ogni individuo- si prevede che la l’umanità crescerà fino a quasi dieci miliardi entro il 2050, facendo crescere la domanda agricola di circa il 50% rispetto al 2013. La biologia da anni si pone queste domande e offre risposte che vanno oltre le ormai tradizionali tecniche d trasformazione genetica. Le piattaforme “omiche” che integrano dati di biologia su larga scala con analisi bioinformatiche e analitiche offrono nuove opportunità di sviluppare piante che siano di beneficio per l’agricoltura, l’ambiente, la salute umana e il benessere della società.

Paola Bonfante è Professoressa Emerita di Biologia vegetale all’Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi. Laureata in Biologia all’Università di Torino nel 1970, è stata ricercatrice del CNR fino al 1984, e successivamente fino al 2017 professoressa ordinaria all’Università di Torino. Ha insegnato Botanica Generale agli studenti di Scienze Naturali e corsi specialistici di Biologia vegetale per la laurea in Biotecnologie Vegetali e per altre lauree magistrali. È stata direttrice del Centro di Studio sulla Micologia del terreno del CNR, e del Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università, Coordinatrice del Corso di Dottorato in Biotecnologia dei Funghi (2000- 2005), e poi di quello in Scienze Biologiche e Biotecnologie applicate (2006 – 2013). È stata Componente del Consiglio Scientifico del CNR (2012-2015) e Componente del Comitato Ricerca, Provincia di Trento (2014-2019).

Eva Brioschi (storica e critica d’arte), Piante e Futuro Pane e Pace

Il titolo dell’intervento prende spunto da Norman Ernest Borlaug (1914 – 2005), un biologo americano, considerato il padre della “Rivoluzione verde”. Laureatosi in biologia, Borlaug lavorò nel 1944 al Cooperative Wheat Research Production Program, un progetto sviluppato dalla Rockfeller Foundation e dal Ministero dell’Agricoltura messicano. Come risultato del suo lavoro, il Messico divenne nel 1963 un esportatore di frumento. Le varietà sviluppate da Borlaug furono introdotte anche in Pakistan e India, che videro raddoppiare le proprie rese di frumento tra il 1965 e il 1970. Questi risultati furono definiti collettivamente la green revolution e a Borlaug fu attribuito il merito di aver salvato dalla fame oltre un miliardo di persone, ottenendo nel 1970 il Premio Nobel per la pace, con la motivazione che “chi produce pane, produce pace a questo mondo”. Borlaug era interessato al benessere dell’umanità così come lo è l’artista che ha realizzato l’opera BAS, Banca Autonoma di Sementi Liberi da Usura. Sebbene il fine perseguito dai due sia lo stesso, l’approccio risulta assai diverso. Il progetto che Juan Pablo Macias (Puebla, Mexico 1974) ha realizzato in occasione di una residenza d’artista a Guilmi, in Abruzzo, fa riferimento a un network internazionale di banche di sementi nato per favorire la selezione, la conservazione ex situ e la riproduzione in situ di molte varietà biologiche per far fronte alla perdita di biodiversità. Si solleva dunque la seguente questione: istanze utopiche e approcci pragmatico-scientifici possono convivere e cooperare per un bene comune generale?

Eva Brioschi, storica e critica d’arte, ha collaborato con l’Archivio Casorati di Torino, il Museo Alvar Aalto di Pino Torinese e con la Collezione La Gaia di Busca. Ha curato progetti espositivi e editoriali tra cui i più recenti sono la mostra e il catalogo Moving Tales (Cuneo 2016 – Mousse Publishing 2016), la mostra Corners/In Between (galleria Norma Mangione, Torino 2017), la monografia dell’artista americano Landon Metz (Mousse Publishing 2016) e il libro realizzato in occasione del workshop di Hans Schabus presso Carico Massimo a Livorno (2017).

 

In dialogo con Cosimo Veneziano (artista), Biomega

venerdì 24 maggio h. 17-20

Arte e Neuroscienze

Cosimo Veneziano artista, la sua pratica è caratterizzata da un’ampia attività di ricerca e workshop legata alla lettura degli archivi e si focalizza sullo sviluppo della scultura e del disegno in stretta correlazione con i luoghi che li hanno ispirati. Tra le mostre personali si ricordano: Rompi la finestra e ruba i frammenti! a cura di Benedetta Carpi De Resmini, AlbumArte, Roma 2018; Verso occidente l’impero dirige il suo corso presso la Galleria Alberto Peola, Torino 2014; Monochrome, Villa Straüli, Winterthur 2015; Los contrabandistas copiaron una escultura de mucho valor, Lugar a Dudas, Cali (Colombia) 2013; Cattedrale, Careof DOCVA, Milano 2013; L’epoca delle passioni tristi, Tirana Institute for Contemporary Art, Tirana 2011. Oltre alle opere esposte in collettive e personali, la sua produzione si è sviluppata verso l’ideazione di opere nello spazio pubblico, tra le quali il monumento dedicato a Pinot Gallizio e Constant ad Alba e i progetti per Nuovi Committenti a Rovigo e Dencity a Milano. Cosimo Veneziano è co-fondatore della residenza Internazionale Progetto Diogene nata nel 2007 a Torino.

Vincenzo Russo (IULM, Milano), Neuroscienze ed estetica. Quando lo studio dei processi fisiologici diventa arte

Il neuromarketing offre una serie di strategie e tecniche capaci di misurare direttamente, e senza l’intermediazione della razionalizzazione, il coinvolgimento emotivo provocato dalle parole di un’etichetta, dalla struttura di un sito e dalle immagini utilizzate, dai colori, oppure per misurare la capacità che hanno gli stimoli di attirare l’attenzione sul prodotto e facilitarne la memorizzazione. Le tecniche su cui si fonda il neuromarketing consentono, infatti, di verificare con maggiore precisione la variazione della condizione emotiva determinata dalle stimolazioni di marketing grazie all’analisi di tutti quegli indicatori legati alle emozioni o grazie a sistemi di monitoraggio della visione. I prodotti, soprattutto quelli alimentari, stimolano emozioni specifiche che le neuroscienze riescono a studiare come non si è mai fatto prima. Cosa guardano i consumatori di fronte a stimolazioni alimentari e come i consumatori prendono le decisioni? Partendo dai dati della ricerca svolta nell’ambito del progetto Biomega si parlerà anche dell’influenza delle emozioni e dei processi automatici e di come il marketing si serve di tali meccanismi. Il neuromarketing e le neuroscienze applicate al business potranno spiegare le basi e gli sviluppi principali che determinano tali processi. L’incontro sarà anche una buona occasione per discutere di eventuali nuovi ambiti di studio e di applicazione delle neuroscienze al business come la neurogastrofisica.

Vincenzo Russo è professore di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano. È direttore scientifico del Master in Food and Wine Communication, organizzato in collaborazione con Gambero Rosso, direttore scientifico del Centro di Ricerca di Neuromarketing Behavior and Brain Lab IULM. Ha diretto progetti di ricerca nazionali e internazionali sui temi riguardanti il rapporto tra emozioni, decisioni e comportamenti di consumo alimentare. Autore di uno dei più completi testi italiani sulle neuroscienze applicate al marketing: Psicologia della Comunicazione e Neuromarketing, è anche co-autore di uno dei più utilizzati manuali di Psicologia dei Consumi, e di Neuromarketing. È inoltre autore del testo Comunicare il Vino: tecniche di neuromarketing applicate. Sui temi del consumo alimentare e del neuromarketing ha pubblicato contributi teorici e di ricerca in Journal of Consumer Behavior, Frontiers in Neuroengineering, Food Quality and Preference, Journal of Global Information Management, European Journal of Information Systems in Risorsa Uomo, e nella Collana di Psicologia, Consumi e Società edita da McGraw-Hill. Ha anche un redazionale mensile di Neuromarketing sulle riviste di settore retail and food: Artù, rivista di enogastronomia di eccellenza, Tre Bicchieri di Gambero Rosso e Mente e Finanza, bisettimanale su Lettera43.

Luigi Pagliarini (Accademia di Belle Arti, Macerata), Dall’Acropoli ad oggi tra Psiche, AI e Neuroscienze nell’arte e nel mercato.

L’intervento esamina come si sia sviluppata nei secoli l’idea di mente e prospetta una rilettura filosofica delle Neuroscienze, inquadrando i fenomeni che l’hanno recentemente attraversata sia in ambito prettamente medico-psicologico che artistico. Dalla nascita del concetto platonico di Introspezione, passando per la discussione su Anima e Corpo di Agostino d’Ippona e la creazione della nozione di Inconscio in Schopenhauer, Jung e Freud, la trattazione prosegue verso la concezione di Intelligenza Artificiale evolutasi nel pensiero di Pascal, Leibniz e Turing, e intende toccare la nascita del Cognitivismo di Neisser che pone le basi delle neuroscienze cognitive, il neuroimaging funzionale e altre tecniche moderne. Tecniche che poi, intrecciandosi con il Connessionismo di Rumelhart e McClelland, creano i presupposti operativi per le attuali neuroscienze. Al termine, è fornita una lettura teorica contemporanea di ciò che consideriamo mente, per approdare ad una visione delle Neuroscienze che afferri la correlazione tra il mondo della filosofia delle idee e la rappresentazione iconografica propria della storia dell’arte e dell’umanità. Visione che è, inevitabilmente, subordinata al marketing e all’idea di mercato. 

Luigi Pagliarini, neuropsicologo per formazione, è un artista impegnato dai primi anni ‘90 nella software art, robotica d’arte, arte ed intelligenza artificiale. Al momento, è professore di Teoria della Percezione e Psicologia della Forma, Semantica del Segno, Psicologia dei Consumi Culturali e di Massa presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. È consultant professor presso il Playware della Danish Technical University dove si occupa di Robots and Dynamic Agents Interfaces Design. Al momento è anche partner consultant dell’Entertainment Robotics. In passato, ha collaborato a diversi progetti con realtà quali il LEGO Group, SONY, Real World Records, ecc. Tra le altre, è stato fondatore e direttore del Pescara Electronic Artists Meeting; direttore artistico di Ecoteca; curatore della sezione di Robo[art] del Robotsatplay Festival; fondatore e membro del Comitato Internazionale di RoboCup Junior. Al momento è membro del comitato editoriale del Journal of Artificial Life and Robotics, membro del comitato editoriale della Rivista di Psicologia dell’Arte e membro direttivo di APEXperience. Ha pubblicato su libri, riviste, webzines, su atti di congressi e conferenze internazionali. Ha ricevuto onorificenze artistiche e accademiche ed è stato insignito di premi internazionali, più di una volta. Ha esposto in diversi musei e luoghi istituzionali in tutto il mondo. Ha collaborato con diversi Enti e Istituti di Ricerca ed Università, sia come ricercatore che insegnante e – in qualità di consulente – con diverse aziende, industrie e multinazionali. 

martedì 28 maggio h. 17-20

Archiviazione delle fonti visive

Laura Guglielmone (curatrice Erbario del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Università degli Studi di Torino), Gli Erbari archivi scientifici e storici

Le collezioni d’erbario costituiscono ancora oggi, dopo oltre quattrocento anni dalla loro adozione, uno strumento di lavoro in molti ambiti della ricerca botanica. Tuttavia al di là degli aspetti strettamente scientifici che li caratterizzano, gli erbari, in particolare quelli allestiti tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del Novecento, sono importanti elementi della storia e della cultura scientifica, e come tali si possono considerare veri e propri archivi. 

Laura Guglielmone, torinese, laureata in Agraria, ha collaborato tra il 1989 e il 1996 a ricerche sull’epidemiologia delle malattie virali delle piante presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dal 2002 si occupa della valorizzazione storica e scientifica delle collezioni di piante essiccate conservate presso l’Erbario del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (Università di Torino), del quale è attualmente la curatrice. Nel corso degli ultimi dieci anni ha partecipato come botanica a diverse spedizioni naturalistiche condotte in Africa e in alcuni Paesi asiatici. Ha pubblicato diversi contributi su riviste scientifiche nazionali e internazionali e di divulgazione naturalistica.

Simone Arcagni (Università degli Studi di Palermo), La logica visiva dei data

Un automa cellulare è una forma grafica in cui i bit si trasformano visivamente in maniera generativa. Una olografia di nuova generazione è un’immagine solida che si presenta nell’ambiente e reagisce ai movimenti dello spettatore. Futuro? Più che altro due sintomi di una logica visiva nuova, quella dei computer, che tra data, archivi e algoritmi sembra poter definire un nuovo sistema visivo, quasi biologico.

Simone Arcagni è professore all’Università di Palermo. Insegna allo IULM di Milano e alla Scuola Holden di Torino. Studioso di nuovi media e nuove tecnologie, collabora con Nòva – Il Sole24Ore, Repubblica, FilmTV, Segnocinema e altre riviste e giornali. Tiene un blog sul sito Nòva100. Ha fondato e dirige la rivista scientifica ESJournal e cura Digita!, mercato internazionale di contenuti digitali. Tra le sue pubblicazioni, Oltre il cinema (2010) e Screen City (2012). Per Einaudi ha pubblicato: Visioni digitali (2016) e L’Occhio della macchina (2018).

Ivan Bargna (Università di Milano Bicocca), Archivio e pratiche della memoria fra arte e antropologia  

Storicamente gli antropologi hanno perlopiù avuto a che fare con “società orali” che, non avendo scrittura, sembravano non possedere neppure “archivi”. Ma tutto dipende da cosa intendiamo per “scrittura” e per “archivio”: se li pensiamo a partire da noi stessi, come un vestito che ci calza a pennello, gli altri ci appariranno inevitabilmente come mancanti di qualcosa, come “preletterati”,  privi di archivi e di storia; ma se consideriamo  il fatto che ciò che chiamiamo “cultura” consiste in gran parte di un’eredità culturale ricevuta e assunta, da una generazione all’altra, la questione muta allora di forma e l‘archivio (come comunemente lo intendiamo) può essere visto come una delle tante possibili pratiche sociali della memoria. Se poi evitiamo di pensare alla “scrittura” sulla base del modello alfabetico, possiamo allora affermare che società orali in senso stretto non siano forse mai esistite, poiché tutte le culture inscrivono la propria esistenza nello spazio e nella materialità di cose e immagini che ne mediano le relazioni. E qui l’antropologia incontra l’arte: sia nella molteplicità delle pratiche di modellamento della vita che tutte le società hanno messo in campo sia, a un altro livello, nelle pratiche degli artisti contemporanei che riflettono sulle forme polimorfe e cangianti dell’”archivio”, tracciandone criticamente i contorni o smarrendosi al suo interno, contestandolo come dispositivo di potere-sapere o lasciandosene sedurre.

Ivan Bargna è professore associato di Antropologia estetica e di Antropologia dei media, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche all’Università di Milano Bicocca e direttore di AMA/Corso di Perfezionamento in Antropologia Museale e dell’Arte. È inoltre docente di Antropologia culturale all’Università Bocconi. E’ stato membro del comitato di progettazione scientifica del MUDEC – Museo delle Culture di Milano. Svolge le sue ricerche etnografiche nei grassfields camerunesi di cui studia le produzioni artistiche, la cultura visuale e alimentare.  È curatore di mostre, tra cui – con Giovanna Parodi da Passano – L’Africa delle meraviglie. Arti africane nelle collezioni italiane, Palazzo Ducale e Castello d’Alberti (Genova, 2011). E’ autore di numerose pubblicazioni fra cui Arte africana (Milano 1998, St. Léger Vauban 1998; New York e Londra, 2000; Madrid 2000) e Africa (Milano 2007, Berlino 2008, Los Angeles, 2009). Tra i suoi interessi di ricerca, il rapporto fra arte e antropologia sul terreno delle pratiche partecipative, con collaborazioni sul campo con artisti.

In dialogo con

Beatrice Zanelli (1982) storica dell’arte e curatrice indipendente. Nel 2008 si laurea in Storia e tutela del patrimonio archeologico e storico-artistico all’Università degli Studi di Torino e nel 2016 consegue il dottorato di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica al Politecnico di Torino. Dopo aver lavorato in Accademia Albertina delle Belle Arti, nel 2010 fonda Arteco, associazione con la quale cura progetti di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, promozione di giovani artisti e di educazione al patrimonio, collaborando con enti museali del territorio, quali Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Camera. Centro Italiano per la fotografia, Artissima. Tra le mostre curate Monumentvm | Anto. Milotta e Zlatolin Donchev nell’ambito di Nesxt Torino novembre 2018; Like-marble-like | Parasite 2.0 al Centro Arti Plastiche di Carrara, febbraio 2018; Cubo race | Franco Ariaudo, nell’ambito di Playground Torino 2017; Visto due volte | Giulio Squillacciotti a Barriera Torino, 2017, Residenza Alpina | BR1, Francesca Cirilii, Irene Dionisio, Mattia Macchieraldo, Valle Cervo 2016.

mercoledì 5 giugno h. 17-20

Alle Bilder Werden Verschwinden a cura di Vincenzo Estremo

Maya Schweizer (artista), Insolite (2019) video screening a seguire artist talk 

In francese la parola insolite ricorda il nome di una pietra. Ma non lo è. Significa “strano, non appropriato”. Insolite (2019) mostra una miscellanea di crepe e sculture riparate, mosaici visti come spiegazione del timore ancestrale dei vulcani e device tecnologici che puntano i loro occhi sul Vesuvio. Contemporaneamente giustappone una serie di immagini di oggi e dell’ultima eruzione del Vesuvio nel 1944, diventando un’enumerazione di luoghi ad alto voltaggio, sotto sorveglianza e coperti di lava. In occasione dell’incontro Alle Bilder Werden Verschwinden, Maya Schweizer si domanderà se il proprio lavoro rappresenti una collisione tra passato, presente e futuro immaginato. Insolite sarà il punto di partenza per un viaggio dialettico focalizzato sulla rappresentazione della paura attraverso l’uso della miscellanea di materiali usati nel video e la costante ricerca di oscillazioni temporali create da sovrapposizioni di strat che cancellano il passato.

Maya Schweizer è nata a Parigi e ha studiato Arte e Storia dell’Arte all’Università di Aix-en-Provence tra il 1995 e il 1998. In seguito si è trasferita in Germania dove ha studiato alla Scuola di Arti Visive a Leipzig (HGB) tra il 1999 e il 2002, e all’Università delle Arti di Berlino (UdK) con il Professor Lothar Baumgarten, laureandosi nel 2006. I suoi lavori sono stati premiati ed esposti in numerose mostre individuali e di gruppo a livello internazionale. Ha partecipato a esposizioni personali durante la Westfälischen Kunstverein, Muenster (2010), la Frankfurter Kunstverien (2011), la Kunstverein Langenhagen (2013), la Kunstverein Leipzig (2018), nella Kunsthalle di Baden-Baden (2015) e al Museo Irlandese di Arte Moderna di Dublino (2016). I suoi video sono stati selezionati per numerosi festival e incontri: Independent Film Show 19th Edition (Napoli, 2019), 65th International Shortfilm Festival (Oberhausen, 2019), Gli Incontri Internazionali del Cinema (Sorrento, 2019), Videoart at Midnight Festival (Berlino, 2018), Vancouver International Film Festival (2017), 67th Berlinale (Berlino, 2016).

Andrea Staid (NABA, Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali, Milano), L’iper macchina del consumo

La società industriale in cui viviamo si è espansa e i suoi squilibri cronici sono diventati planetari. Siamo entrati in un tempo terribile caratterizzato dal fatto che le più grandi aziende progettano se stesse a misura del mondo. L’economia liberale, di cui esse sono espressione, continua a propugnare un’idea di crescita e sviluppo autocentrata, le cui devastanti conseguenze, rispetto agli umani e al loro ambiente, sono sotto gli occhi di tutti. Che relazione esiste tra questa dinamica e la produzione dell’immagini? Come si relaziona l’”ipermacchina” del consumo con la produzione iconica contemporanea?

Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba, ricercatore presso Universidad de Granada, dirige per Meltemi la collana Biblioteca /Antropologia. Ha scritto: I dannati della metropoli, Gli arditi del popolo, Abitare illegale, Le nostre braccia, Senza Confini, Contro la gerarchia e il dominio. I suoi libri sono tradotti in Grecia, Germania, Spagna e adottati in varie facoltà universitarie. Collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali: Il Tascabile, Left, La Ricerca.

Vincenzo Estremo (NABA, Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali, Milano), Tutte le immagini scompariranno

La locuzione “il consumo delle immagini” rimanda ad una sottintesa ed invisibile presupposizione che si realizza in un accordo esistente tra produttore e consumatore. Qualcosa che ha a che vedere con l’economia di mercato piuttosto che con il macrocosmo della visualità. Questo intervento intende partire da una supposizione assurda e da un tentativo ontologicamente più complesso e difficile: ipotizzare per le immagini un tempo in cui non saranno mai più. L’augurio ed il terrore risiede nel rischio che le immagini che consumiamo possano, da un momento all’altro, scontrarsi contro l’oblio, contro altre immagini, e di conseguenza, in un tempo che sarà prima o dopo, scomparire tutte ed inevitabilmente. L’obbiettivo quindi è quello di provare ad osservare la natura di questo rapporto, per comprendere in che modo sia possibile ritardare o contrastare la caduta delle immagini nel buco nero della sola inanità di un contratto di mercato, oppure di descriverne l’inevitabilità del processo.

 

Vincenzo Estremo ha conseguito un Dottorato internazionale di ricerca in Studi audiovisivi (Università di Udine e Kunstuneversität Linz). Ha curato mostre in Italia e in Europa, collaborando con il Van Abbemuseum, il Museu Nacional de Arte Contemporânea do Chiado e il Salzamt Linz. Autore di contributi apparsi su riviste e antologie nazionali ed internazionali, ha pubblicato Albert Serra, cinema, arte e performance (2018) ed Extended Temporalities. Transient Visions in Museum and Art (2016). Al momento insegna Teoria e metodo dei mass media e Curatela presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Estremo ha tenuto seminari presso l’Università la Sapienza di Roma e la Bilgi University di Istanbul. È inoltre uno dei direttori della collana editoriale Cinema and Contemporary Art (Mimesis International) e curatore dell’omonima sezione della MAGIS Gorizia International Film Studies Spring School. È tra i fondatori ed editor in chief del magazine online in lingua inglese Droste Effect

 

Marco Antelmi (artista), Watermark (2019) lecture performance 

Is this loss that I’m feelin’?  ragiona sulla scomparsa delle immagini dal punto di vista del watermark, tecnica di marchiatura digitale utilizzata nell’ambito del copyright. I watermark, equivalente dell’inchiostro di sicurezza per le banconote, alterano le immagini, le degradano e ne modificano la percezione al fine di preservarne l’autenticità. Questo tipo di protezione dei diritti, se da un lato regolamenta la riproduzione delle immagini, ne pregiudica il contenuto, accompagnandosi necessariamente a una perdita di informazioni. Is this loss that I’m feelin’? considera le stock images come rovine nelle quali aggirarsi e i watermark come nuove chiavi di lettura, mappe con le quali orientarsi per leggere queste immagini nuove e dischiudere nuovi regimi di senso. Il contenuto di partenza diventa obsoleto in maniera non programmata tramite un processo di confronto analitico con il meme “Loss”. Considerato nella internet culture come il migliore di sempre, Loss in quanto schema ha un potere sovversivo che va oltre il significante e agisce sull’infrastruttura della produzione visiva. La perdita di informazioni dei watermark viene così messa in discussione nella sua radice ideologica, con l’intento di mettere in dubbio il futuro delle immagini tramite strumenti subculturali. 

La ricerca di Marco Antelmi si concentra sulla produzione di conoscenza sincretica, fondendo speculazione e attivismo. Le sottoculture di internet vengono messe in dialogo con le istanze ecologiste attraverso l’impiego di media funzionali e la creazione di narrazioni antagoniste, facendo convergere l’aspetto pedagogico della sua pratica verso una svolta strategica.

domenica 9 giugno h. 14-19

Filippo, uomo libero
Intervengono Filippo Racciatti, Federico Bacci e Lucia Giardino (Guilmi Art Project)

L’incontro al PAV sarà incentrato sulla figura dell’abruzzese Filippo Racciatti, nella vita dipendente della fabbrica SEVEL (Società Europea Veicoli Leggeri) di Atessa (Ch), ma agricoltore per scelta e abitudine. Filippo si racconterà e dall’illustrazione della sua persona emergeranno le ragioni delle scelte quotidiane che lo hanno portato naturalmente a sviare i condizionamenti alimentari dell’epoca attuale e dedicare parte del suo tempo alla terra. Ogni giorno mette in pratica una routine, che per quanto faticosa, è parte del suo essere, nella convinzione che l’uomo dimostra ciò che biologicamente è, in quello che fa. La fatica iniziale del pensare e dell’agire con scelte autonome e prive di condizionamenti esterni, si risolve quindi nella consapevolezza e nel buon senso di un uomo che nel proprio tempo libero dal lavoro, diventa veramente libero. L’osservazione della natura, l’atteggiamento non dogmatico verso rimedi naturali o artificiali, l’indifferenza e la demistificazione verso le recenti certificazioni biologiche e la sperimentazione su di sé e sulla sua famiglia, lo portano così a sviluppare un senso di necessità di agire, sia nei campi che nelle mura domestiche.

L’incontro al PAV sarà preceduto da una ricognizione di Filippo ad uno o più mercati di Torino, in seguito al quale presenterà al pubblico le sue considerazioni e, possibilmente un saggio di tale ricognizione.

 

Guilmi Art Project: GAP è un progetto di residenza artistica, ospitato nel comune di Guilmi. Dal 2007 Federico Bacci e Lucia Giardino invitano artisti visivi nella propria casa nel centro cittadino, al fine della produzione di un’opera che si ponga in dialogo a vari livelli col paese e/o con la comunità. L’attività di GAP si compone di varie fasi, articolate in vari momenti dell’anno, senza scadenza predefinita, per poi concludersi con la residenza vera e propria e con gli eventi collaterali che essa innesca.

Negli anni GuilmiArtProject ha collaborato con i cittadini di Guilmi, coinvolgendoli a vario titolo nelle proprie attività. Tali collaborazioni sono state circostanziali o sono rimaste stabili nel tempo, come evidenza di un sentire e una necessità condivisa. La relazione tra Filippo Racciatti e GuilmiArtProject sta resistendo al tempo e si consolida quotidianamente grazie a scelte e visioni comuni nella sfera pubblica e spesso anche privata

 

Lucia Giardino dalla fine degli anni Novanta insegna storia dell’arte e corsi incentrati sui linguaggi dell’arte contemporanea in istituzioni accademiche internazionali a Firenze. Assegna un ruolo fondamentale all’arte come strumento di mediazione e conoscenza e su tali temi sono incentrati molti suoi interventi in convegni e seminari. È stata chair della School of Fine Arts di Florence University of the Arts, dove ha diretto il programma di residenza F_AIR –Florence Artist in Residence (2011-2014). Dal 2007 cura e dirige insieme a Federico Bacci GuilmiArtProject, un programma di residenza d’artista ed educazione all’arte contemporanea che opera in un piccolo centro dell’Abruzzo a diretto contatto con la comunità e in modalità no-profit.

 

Federico Bacci ha un passato che spesso ritorna. È stato regista cinematografico, documentarista, sceneggiatore e autore radiofonico. Dirige insieme a Nicola Guarneri e a Stefano Leone il documentario Elio Petri. Appunti su un autore, vincitore nel 2005 del premio Pasinetti al Festival del Cinema di Venezia, distribuito da Feltrinelli Real Cinema e successivamente acquisito da Rai. Dal 2007 cura e dirige insieme a Lucia Giardino GuilmiArtProject, un programma di residenza d’artista ed educazione all’arte contemporanea che opera in un piccolo centro dell’Abruzzo a diretto contatto con la comunità e in modalità no-profit.

Filippo Racciatti è residente a Guilmi, dove è nato ed è stato amministratore comunale. Sposato, ha un figlio iscritto alla facoltà di Agraria e Scienze Biologiche all’Università di Bologna. Lavora come operaio alla fabbrica SEVEL (Società Europea Veicoli Leggeri) di Atessa (Ch). Oltre il lavoro, riesce a dedicarsi giornalmente alle pratiche agricole e di piccolo allevamento. Per scelta non usa pesticidi industriali, non usa zucchero, coltiva i propri grani, li macina e li processa personalmente per ottenere farine e pasta. Recentemente ha mappato e creato percorsi naturalistici per il territorio guilmese, storicamente non tracciato dai percorsi del CAI.